Bibbia agli alunni delle scuole del Veneto: una deriva integralista che viola la laicità delle istituzioni

Venezia, 29 dicembre 2010 Dal vangelo secondo Matteo: “Poi Gesù entrò nel tempio e ne scacciò tutti quelli che vendevano […]

Venezia, 29 dicembre 2010

Dal vangelo secondo Matteo: “Poi Gesù entrò nel tempio e ne scacciò tutti quelli che vendevano e compravano nel Tempio, rovesciò i tavoli dei cambiamonete e i seggi dei venditori di colombe, dicendo loro: “Sta scritto: La casa mia sarà chiamata casa di preghiera; ma voi ne fate una spelonca di ladri””.

Periodicamente l’assessore all’istruzione Elena Donazzan si distingue per delle proposte che sono irricevibili. Nel settembre del 2008 annunciò di voler reintrodurre nelle scuole venete l’ora di religione obbligatoria. Religione cattolica, ovviamente. Non se ne fece nulla perché la proposta venne accolta con freddezza dai suoi stessi colleghi di Giunta, a cominciare dall’allora governatore Galan. Nei giorni scorsi ha dichiarato che siamo di fronte a una deriva integralista e quindi ha ribadito la volontà di fare dono della Bibbia a tutti gli alunni delle scuole primarie del Veneto. Un’iniziativa promossa dal governatore Zaia in occasione della visita del patriarca card. Angelo Scola in Consiglio Regionale il 16 settembre scorso. Propria alla luce di quell’incontro, ricordo che il patriarca ha parlato di un’“Italia plurale” e di una “società plurale  in cui è assolutamente necessario il metodo del confronto. Senza il confronto reciproco, teso ad un riconoscimento comune, una società plurale non può che sprofondare nei suoi conflitti”. Inoltre il patriarca ha sottolineato l’importanza di “mettersi in relazione” con gli altri, cioè di ascoltare e di condividere.

L’annuncio dell’assessore Donazzan va nella direzione opposta. Innanzitutto si tratta di una violazione del principio della laicità dello Stato sancito da quella “Bibbia civile” che è la nostra Costituzione repubblicana. Solo negli Paesi integralisti sarebbe concepibile una cosa del genere, proprio in quei Paesi a quali tutti noi rimproveriamo la sovrapposizione della sfera religiosa alla sfera civile. In secondo luogo non si può fare un mercato delle cose sacre – una volta il crocefisso, adesso la Bibbia – per carpire una benedizione pubblica, magari per farsi perdonare i tagli, ad esempio, alle scuole paritarie cattoliche. Oppure come atto di penitenza preventiva per decisioni che hanno poco a che fare con la carità cristiana e con la centralità della persona umana. O ancora come gesto riparatore per comportamenti privati davvero poco edificanti dei nostri governanti: il cristianesimo c’insegna la sobrietà e la frugalità.

Pertanto si evitino iniziative mascherate di propaganda politica che fanno leva sulla religione. Sono proposte che offendono in primo luogo i cattolici e coloro che professano davvero i principi cristiani. Piuttosto si pensi a donare nel 2011 a tutti gli studenti del Veneto, oltre alla copia della nostra Costituzione, anche il testo del nostro Statuto Regionale. È un impegno ad approvarlo in tempi rapidi, perché è lì dentro che ci sono le ragioni del nostro vivere comune e del pieno rispetto di tutte le religioni.

Un commento

  1. A tale proposito un interessante commento di Marta Viotto segretaria provinciale CGIL Scuola Treviso
    http://pdmotta.ilcannocchiale.it/2011/01/25/un_buon_pastore.html

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