Sfratti

Affitti e nuovi poveri: emergenza continua

La crisi economica che continua a mordere e la perdita di valore reale dei redditi da lavoro e da pensione, […]

La crisi economica che continua a mordere e la perdita di valore reale dei redditi da lavoro e da pensione, stanno producendo l’acuirsi della difficoltà ad accedere ai bisogni primari. Tra questi vi è sicuramente la casa. Già nel maggio scorso avevamo chiesto come Partito Democratico che fosse ripristinato il fondo a sostegno delle famiglie in disagiate condizioni economiche che non ce la fanno più a pagare l’affitto. Fondo che nel 2007 ammontava a 40 milioni di euro su scala regionale, mentre per il 2012 tale sostegno è stato ridotto ad appena 627 mila euro. Per noi è inaccettabile che non si sia voluta comprendere l’urgenza di garantire questo fondamentale importo per famiglie in difficoltà e con contratto di affitto oneroso, ovvero il cui costo mensile supera 1/4 del proprio reddito.

Ricevo sempre più frequentemente lettere di persone in difficoltà che, per i casi della vita, si trovano costrette a lesinare anche sulla spesa alimentare per poter rispettare le scadenze dell’affitto e delle bollette. Spesso sono persone che vivono da sole con gravi problemi di salute oppure famiglie monoreddito che devono fare i conti con la congiuntura economica sfavorevole. La spesa sociale dei Comuni non è sufficiente a far fronte a questi nuovi poveri. E allora come mai, ripetiamo, sono state escluse 34.000 famiglie (dato del 2010) dal diritto alla dignità? Perché di questo si tratta. Nel 90% dei casi, quel contributo era la soluzione che avrebbe permesso di non scivolare nella china della insussistenza economica. Poche centinaia di euro in relazione al reddito del nucleo famigliare, potevano evitare l’insolvenza e la vergogna della propria povertà anche quando si è in presenza di un reddito.

Fino a sfiorare il paradosso. Essendo aumentata l’incertezza degli inquilini delle fasce più deboli, che generano un tasso sempre maggiore di morosità, sta crescendo di conseguenza anche il numero di abitazioni vuote in attesa di un inquilino che dia sufficienti garanzie di solvibilità. Un controsenso, a dispetto della “fame” di case esistente nella nostra regione.

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