Il Blog di Laura Puppato

Giovani per il bene comune

“Bene comune vuol dire coltivare una visione lungimirante, vuol dire investire sul futuro, vuol dire preoccuparsi della comunità dei cittadini, […]

“Bene comune vuol dire coltivare una visione lungimirante, vuol dire investire sul futuro, vuol dire preoccuparsi della comunità dei cittadini, vuol dire anteporre l’interesse a lungo termine di tutti all’immediato profitto di pochi, vuol dire prestare prioritaria attenzione ai giovani, alla loro formazione e alle loro necessità”.
Sono parole che prendo a prestito dall’ultimo libro di Salvatore Settis, Azione popolare, cittadini per il bene comune, e che ben si prestano come cappello iniziale per raccontarvi l’incontro che ho avuto ieri sera con i ragazzi del Gruppone Missionario della provincia di Treviso.
Difronte a me facce sorridenti di giovani impegnati nel collaborare direttamente e nel sostenere economicamente progetti sociali, educativi e sanitari nei territori più disperati dell’America del sud e dell’Africa. Ho ascoltato volentieri riflettendo su ciò che muove questi giovani al bene comune.
Per realizzare questi obiettivi organizzano campi di lavoro (raccolte di ferro e indumenti usati) e svolgono attività come rinfreschi, sfalcio erba, gestione parcheggi, collaborazione nelle sagre paesane , gestione di eco centri e di case comunitarie. Lavoro vero in nome di un’ideale alto: “credono che la condivisione con chi nel mondo vive situazioni di emarginazione passi attraverso segni quotidiani e concreti di amore”.
Anch’io vengo dal mondo del volontariato, so cosa significa. Oggi però lì con loro io rappresentavo la politica, un mondo a cui non si associa molto spesso l’idea del bene comune come invece dovrebbe essere.
E infatti mi hanno chiesto come ci si può avvicinare alla politica in modo altruistico e disinteressato e chi sono i depositari dei valori nel 2013. E io ho risposto cercando di richiamare proprio quei concetti sul bene comune che ho qui citato all’inizio, quei valori sani di cui solo le persone possono essere depositarie, non i movimenti, non i partiti, non la società. Le persone che si mettono in moto per contagiare i mondi in cui hanno deciso di agire per il bene comune.
Sono le azioni positive delle persone di buona volontà e dallo sguardo lungo che possono cambiare le cose di quello che loro hanno definito un “sistema malato” in cui incontrano difficoltà normative e burocratiche assurde che ostacolano invece di incentivare il servizio di volontariato, per non parlare della mancanza di fiducia e di interesse che loro sentono da parte delle Istituzioni.
Mentre dialogavo con loro ho trovato conferma in ciò in cui credo da tempo: solo insieme possiamo lavorare al “bene comune”, solo tenendoci per mano. Ho la speranza che la politica diventi il luogo dell’ascolto e il luogo in cui le persone ritrovano i valori indispensabili per riprendere la corretta strada: il senso di responsabilità, l’esempio e la competenza associata alla profonda umanità e ad una rispettosa visione del mondo.
Concludo con una fotografia: una sala piena di giovani. In un tempo dove gli incontri politici sono frequentati soprattutto da persone con capelli grigi, un centinaio ragazzi pieni di passione mi ha commosso e ancora oggi mi spinge a pensare che è sempre più urgente che i politici antepongano l’eredità da consegnare alle future generazioni all’interesse momentaneo. Solo rendendo i giovani protagonisti delle politiche odierne riusciremo a coinvolgerli nei processi di cambiamento della nostra società. Altrimenti continueremo ad assistere alla fuga della passione: giovani capaci e volonterosi impegnati nell’aiutare altri popoli a rialzarsi dalle loro povertà e fragilità ma scettici verso l’impegno per il bene comune da realizzarsi qui, in politica, disinteressatamente. Generosità in politica, in Italia per gli italiani.

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