Un Risorgimento per il lavoro

La politica non guardi solo alle aste giudiziarie sconsolata e neanche basta la partecipazione emotiva alle manifestazioni: faccia le scelte […]

La politica non guardi solo alle aste giudiziarie sconsolata e neanche basta la partecipazione emotiva alle manifestazioni: faccia le scelte che deve, recuperi il ritardo di Provincia e Regione in termini di servizi alle imprese – banda larga e logistica soprattutto – e metta in moto le migliori capacità di innovazione e creatività insite nel tessuto produttivo e non,  della nostra realtà territoriale. Questo è l’appello che mi sento di fare da consigliere di opposizione in regione. Non possiamo infatti continuare a registrare sconsolati vicende di chiusure, ridimensionamenti e spostamenti altrove di realtà produttive che costituiscono il tessuto della nostra realtà lavorativa.

La vicenda dell’Electrolux di Susegana ripropone con forza il tema dell’occupazione in questa provincia. Negli ultimi tre anni la crisi ha colpito duramente il nostro territorio e tutti gli attori economici in campo lamentano giustamente l’assenza della politica dalle scelte strategiche. Qui è inutile scagliare pietre, perché la situazione è grave e, in alcuni casi, difficilmente ricomponibile. Abbiamo visto come la provincia di Treviso sia buona prima per numero di fallimenti in Veneto che sono cresciuti nel 2010 del 33%. The North Face, Fonderie Montello, Fervet, Indesit, Gatorade sono nomi tristemente noti. Ci siamo indignati, abbiamo espresso solidarietà ai lavoratori, partecipato a manifestazioni, convocato riunioni e tavoli allargati per trovare soluzioni, votato mozioni: è stato molto poco utile. Nel corso del 2010 i lavoratori trevigiani interessati alla mobilità sono stati complessivamente 7.529, di cui 2.840 solo nel terzo quadrimestre. La politica non è stata in grado di arginare gli effetti di una crisi che tutti speravamo congiunturale. In merito, sulle colonne di questo giornale ho letto delle parole molto responsabili da parte dei segretari di due grandi organizzazioni sindacali come la Cisl e la Cgil.

Lo scorso luglio il centrosinistra ha impegnato la Giunta Regionale ad istituire un tavolo di confronto assieme al Consiglio, le autonomie locali e le parti sociali, per esaminare e definire di comune accordo gli interventi anti-crisi su tre principali linee di azione: 1) difesa dell’occupazione e sostegno alle famiglie in difficoltà; 2) promozione di politiche attive del lavoro; 3) ripresa di una crescita di qualità. Richieste che si sono tradotte in emendamenti nella finanziaria regionale appena approvata: 3 milioni di euro per il Fondo regionale per il sostegno al reddito e all’occupazione (ne avevamo chiesti 15) e 4 milioni per la Formazione professionale sotto forma di trasferimenti alle province (ne avevamo chiesti 10); 500.000 euro per favorire la partecipazione dei lavoratori alla proprietà e alla gestione d’impresa (ne avevamo chiesti 700.000).

Quali dovrebbero essere le azioni e gli interventi concreti? Innanzitutto un sostegno alla green economy che può rappresentare la principale via d’uscita strutturale dalla crisi economica e occupazionale. I dati di Confindustria dicono ad esempio che dagli interventi per aumentare l’efficienza energetica possono derivare a livello nazionale in dieci anni oltre un milione e seicentomila nuovi posti di lavoro. Se solo un dieci per cento di questo sviluppo ricadesse nel Veneto, si tratterebbe di 160 mila nuovi posti di lavoro per la nostra Regione, che compenserebbero i 130 mila posti di lavoro persi in Veneto negli ultimi due anni. L’esempio dei tagli degli incentivi al settore delle energie rinnovabili, come ricordava nei giorni scorsi il direttore Sandro Moser, costituisce invece un colpo mortale per un territorio che ha sempre fatto dell’innovazione uno dei suoi punti di forza. Prendiamo l’esempio del fotovoltaico. In termini occupazionali si stima che si avrebbero oltre 24.000 nuovi occupati, dei quali circa 20.000 per la realizzazione degli impianti. Con il decreto del 3 marzo 2011 il governo taglia le gambe alle rinnovabili. Il nodo principale che riguardava il tetto-limite di 8.000 MegaWatt che il governo voleva imporre è stato rivisto. Di quello si riparlerà a giugno. Ma restano comunque dei nodi critici, a partire dal taglio retroattivo del 22% per gli incentivi per l’eolico.

In questo ambito vanno fornite agevolazioni e garanzie alla piccola e media impresa che comprendano anche finanziamenti a breve quali anticipazione su factoring, contratti, contributi pubblici, crediti verso la Regione ed altri enti pubblici, nonché agevolazioni su finanziamenti contratti con istituti bancari a fronte di passività o per investimenti aziendali. Ma è necessario anche velocizzare il pagamento dei fornitori e delle imprese da parte della Regione, delle amministrazioni pubbliche e delle aziende pubbliche. Un grande piano di rilancio produttivo per la provincia di Treviso passa dunque attraverso un’assunzione di responsabilità da parte delle imprese, dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali. Ma soprattutto attraverso uno scatto d’orgoglio e di coraggio da parte degli attori politici a tutti i livelli.

“la Tribuna”, 14 marzo 2011

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