Tasse locali: i sindaci come gabellieri

L’entrata in vigore del federalismo fiscale, che la manovra aggiuntiva anticipa di un anno, mette in ulteriore difficoltà i Comuni, […]

L’entrata in vigore del federalismo fiscale, che la manovra aggiuntiva anticipa di un anno, mette in ulteriore difficoltà i Comuni, trattati come l’ultima ruota del carro. Non è più una questione di dimensioni, né di virtuosità. Tutti pagheranno dazio. I dati forniti ieri da “Il Sole 24 ore” sono inequivocabili e dimostrano come da qui al 2015 il peso della tassazione locale sarà sempre maggiore – fino a raddoppiare – in virtù dell’entrata in vigore dell’Imu e delle addizionali Irpef. Complessivamente le nuove tasse peseranno per circa mille euro in più a famiglia. Non sarebbe bene smetterla con la retorica della famiglia? Tutti a parole dicono di difenderla e poi le tasse colpiscono sempre i nuclei monoreddito oppure quelli con figli. Se negli ultimi 15 le tasse locali sono aumentate del 138% e ora valgono quasi 100 miliardi di euro, nei prossimi anni questa cifra sarà destinata dunque ad aumentare. Colpa di questo federalismo fiscale che trasforma i nostri sindaci in novelli gabellieri. Alla faccia dell’autonomia impositiva e della responsabilità che deve essere il primo comandamento degli amministratori locali. Ormai gli sprechi non esistono più nelle amministrazioni locali e i sindaci dovranno mettere mano alla riduzione dei servizi se non vogliono aumentare il carico fiscale. Ma cosa diranno i cittadini quando dal prossimo anno potranno ritrovarsi un’addizionale Irpef dello 0,8% (che vale per tutti i Comuni)? E cosa diranno i cittadini quando le addizioni regionali nel 2012 e 2013 potranno arrivare all’1,4%, nel 2014 al 2% e nel 2015 al 3%?

La base fiscale “a regime” (per la nuova Ici denominata Imu) sono le seconde case e gli immobili utilizzati per attività produttive (ad esempio, più vantaggiosa per i Comuni grandi e per quelli turistici, meno per i Comuni piccoli e con poco turismo). Ma si tratta di una mini-patrimoniale sulle imprese e soprattutto su quelle piccole, per la quale le associazioni di categoria hanno lanciato l’allarme da tempo. L’anticipo dell’entrata in vigore del federalismo fiscale comprime anche i tempi della fase transitoria che conserva i suoi punti critici. Le modalità di alimentazione e riparto del fondo di riequilibrio sono troppo generiche. Inoltre la cedolare secca comporta un forte sconto fiscale per i proprietari, ma nessun beneficio per gli inquilini e la copertura del provvedimento è a rischio perché è legata all’effettivo recupero di evasione sugli affitti. La contrarietà del Partito Democratico testimonia che questo federalismo – mi riferisco nella fattispecie a quello municipale – poteva e doveva essere fatto meglio. Le nostre proposte, se accolte e applicate,  avrebbero penalizzato meno i Comuni e avrebbero premiato davvero quelli virtuosi. Sono davvero lontani i tempi in cui come sindaci proponevamo di trattenere per i nostri enti il 20% dell’Irpef. Qui si gioca invece con le percentuali delle addizionali, una modalità superata e che crea disparità. Ora anche gli amministratori con il fazzoletto verde si stanno accorgendo che ascoltare i guru del federalismo – come Luca Antonini che ancora una settimana fa pontificava sulla bontà dei decreti attuativi approvati di recente – non era la strada migliore per servire i propri cittadini.

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