Rifiuti tossici sotto la Valdastico: chiarezza immediata e verifica su tutte le opere realizzate e in fase di realizzazione

La gravità dei fatti riportati dall’”Espresso” sui rifiuti tossici e sugli scarti fonderia utilizzati nella costruzione dell’Autostrada Valdastico – qualora […]

La gravità dei fatti riportati dall’”Espresso” sui rifiuti tossici e sugli scarti fonderia utilizzati nella costruzione dell’Autostrada Valdastico – qualora confermati – merita non solo una riflessione ma un’iniziativa forte da parte delle istituzioni regionali. Su questo tema che riguarda il territorio veneto e la salute di tutti i cittadini veneti una cosa voglio dirla con chiarezza: su questo lato oscuro del Veneto che disprezza e assalta la terra mettendo a rischio la salute dei cittadini e danneggiando la catena alimentare è bene guardarci dentro e immergere le mani nei “veleni” individuando responsabilità precise, contiguità politiche e omissioni amministrative. Ora basta, il gruppo del PD regionale attiverà tutti gli strumenti consentiti per il controllo dei lavori finora eseguiti e per la prevenzione di episodi simili nella costruzione delle prossime grandi opere. Bisogna tagliare il cordone ombelicale che lega il Veneto alle ecomafie e isolare quelle poche imprese senza scrupoli che avvelenano il Veneto e che ne minano l’immagine a livello nazionale e internazionale.

Vanno verificate le dimensioni dell’inquinamento (se i rifiuti tossici sono stati spalmati su tutta la tratta o solo in alcuni punti), le procedure delle eventuali opere di bonifica e i costi delle stesse. Chiederemo conto di questi grandi interventi autostradali realizzate con il project financing e che possono nascondere  sorprese come la sepoltura di inquinanti come e peggio che nelle campagne governate dalla Camorra. Come nel caso della prima tratta della metropolitana di superficie, oggetto di fermo dei lavori e poi bonificata.

Il Vicentino e il Veneto vengono colpiti ancora da un episodio gravissimo di inquinamento ambientale. Non dimentichiamo i casi delle concerie della Valle del Chiampo; che per trent’anni i lavoratori della Tricom-PM Galvanica di Tezze sul Brenta hanno inalato i vapori cancerogeni della loro fabbrica, mentre il cromo esavalente penetrava nel terreno inquinando le falde in maniera irreparabile; che a San Pietro di Rosà, a pochi chilometri da Bassano del Grappa, qualche anno fa è sorto un comitato per fermare la costruzione della più grande zincheria d’Europa su un’area verde e su un sito archeologico paleoveneto convertiti in zona industriale. Un caso unico di malapolitica e di malaffare con annesso un traffico di rifiuti tossici interrati durante lo scavo delle fondamenta. Credo che abbia ragione da vendere il senatore Felice Casson quando dice che ci sono pezzi di Marghera in metà delle strade e delle opere del Veneto. Ma, ripeto, o abbiamo il coraggio di affondare le mani in questi “veleni” oppure si sceglie di chiudere gli occhi avvelenando uomini e ambiente consapevolmente.

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