Quo vadis? Privati di serie A e… Comuni di serie B

Vale la pena di chiederci dove  stiamo andando e quale deve essere il ruolo della Pubblica amministrazione Regionale rispetto alle  […]

Vale la pena di chiederci dove  stiamo andando e quale deve essere il ruolo della Pubblica amministrazione Regionale rispetto alle  difficoltà vissute da amministrazioni locali e imprese oggi. L’occasione mi viene analizzando il diverso ruolo tenuto dall’Ente in due recenti, diversi ma emblematici casi.

Il caso di Caerano di San Marco, comune virtuosissimo con un parametro di 1 dipendente pubblico ogni 400 abitanti (la  metà del già virtuoso Veneto), 3.800.000 di euro in cassa e l’impossibilita’ di spendere anche solo 1€ per mantenere servizi essenziali per la sua popolazione… certo entrerà  nel guinness dei primati per palese ingiustizia pubblica,  ma intanto oggi si trova, solo, ad affrontare le gravi conseguenze della  sciagurata  norma Tremontiana che nel 2009  ha modificato – pure a posteriori – i criteri di un patto di stabilità di per se ingiusto.

Non distinguendo le diverse tipologie di entrate, anche straordinarie, che un Comune ha avuto, il Governo centrale lo obbliga a procedere come se quell’entrata, in realtà unica e di un solo anno,   si ripeta nel tempo.

Per gli amministratori di Caerano rimane un’unica strada obbligata: sforare il patto di stabilità dovendosi addebitare tutte le sanzioni del caso: il divieto di accendere mutui, assumere personale, la riduzione del 5% dei trasferimenti erariali,  del 30% delle indennità agli amministratori e poi il taglio di tutti i contributi compresi quelli alle scuole pubbliche e parificate, il ridimensionamento della spesa sociale, per giovani e famiglie disagiate, l’aumento del trasporto scolastico e dei servizi di assistenza, l’aumento dell’aliquota IRPEF…

Questo calice amaro, comune ad altri sfortunati comuni d’Italia, può essere sanato dai patti di stabilità regionali. Dovrebbe essere la Regione a farsi carico di queste anomalie del sistema, pensando ad un patto di stabilità territoriale, sostenendo a livello nazionale – tra l’altro presso il governo amico – le ragioni dei Comuni virtuosi, chiedendo che non siano applicate le sanzioni per quegli enti che hanno deciso di sforare il patto per garantire investimenti, pagamenti e servizi ai cittadini, istituendo un fondo regionale di compensazione per i Comuni che sono in situazioni simili a quelle di Caerano.

Per ora nulla accade. Anzi, per la Giunta Zaia i diritti di una comunità di 8000 persone meritano meno considerazione e una minore attivazione legislativa degli interessi delle imprese che non rispettano le leggi regionali.

Il caso Loria è l’altro caso che vorrei mettere a confronto. Qui abbiamo invece un Comune che si batte strenuamente contro la riapertura di una cava per ragioni di decadenza di un autorizzazione e di salute pubblica.. A suo favore anche alcune norme che non permettono l’automatica cessione tra imprese della concessione a scavare e visto che qui è proprio intervenuta una vendita del sito estrattivo, evidenzia questa insieme ad altre irregolarità. 

Orbene, una  recente delibera di giunta regionale, provvede prontamente ad introdurre una deregulation nel settore estrattivo che, non casualmente, andrà a sanare irregolarità e inadempienze con effetto retroattivo, addirittura cancellando all’impresa acquirente le sanzioni indicate nella legge originaria.

Come non vedere in questo una bilancia starata, insomma 2 pesi e 2 misure: i cittadini e i loro amministratori sono difesi solo a parole e lasciati soli, mentre i privati che non hanno rispettato le regole godono di corsie preferenziali.

Perché la solerzia legislativa regionale nel permettere il bypass di una norma di legge a favore di un impresa privata non si ritrova invece quando e’ indispensabile  almeno provvedere a ridimensionare un grave danno provocato ad una intera comunità da una legge nazionale tanto recente quanto scellerata?  

Laura Puppato (capogruppo PD Regione Veneto)

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