Puppato: “La consultazione è un segno di forza e di democrazia”

Laura Puppato è fresca dell’esperienza delle primarie per il candidato premier. E per questo sarò probabilmente capolista nel suo collegio. Cosa pensa […]

Laura Puppato è fresca dell’esperienza delle primarie per il candidato premier. E per questo sarò probabilmente capolista nel suo collegio.
Cosa pensa delle primarie dei parlamentari? C’è chi parla di azzardo… 
«Tutto si può dire ma non che non siano l’espressione di una volontà fortissima di cambiare lo stile degli ultimi anni. Con il Porcellum Bersani avrebbe potuto dire “allargo le braccia, avrei potuto ma non si può”. Invece abbiamo queste incredibiliprimarie di fine anno, segno distintivo di forza, di apertura, di democrazia. Dopodiché c’è un complicato gioco d’incastro».
Le primarie parlamentari sono una cosa diversa rispetto alla scelta per una carica monocratica. 
«Se avessimo avuto un po’ di calma bisognava azzerare tutto, anziché far votare solo chi ha partecipato il 25 novembre».
Perché non va bene l’elettorato del 25 novembre? 
«Si tratta di situazioni molto diverse, qui abbiamo a che fare con figure locali e, se si presenta Caio piuttosto che Tizio, il parlamentare rappresenterà interessi locali e specifici diversi. I due elettorati non si sovrappongono, sono diversi. Nelle province del Veneto, la situazione che conosco meglio, ci sono stati 30.000 voti espressi che, su circa dieci candidati sono pochi, una parte non andrà a votare, perché era interessata alla consultazione per il leader ma non a quella locale, chi invece è interessato non potrà rientrare».
E perché allora non azzerare tutto e riaprire le iscrizioni? 
«Difficile rimettere in moto la macchina delle registrazioni in un tempo breve e per di più festivo».
C’è chi propone di rinviare perché così si favoriscono gli apparati. Pippo Civati propone la data del 13 gennaio, se si voterà il 24 febbraio. 
«Non si può fare, non sappiamo ancora la data delle politiche e non si può lavorare sulle ipotesi. Se si votasse il 17 febbraio le liste andrebbero presentate il 12 gennaio. Dobbiamo adottare una scelta che ci garantisca sul piano temporale, scontando i limiti che ci si impongono in queste condizioni».
Con il Porcellum sono stati imposti troppi candidati dall’alto, ora non c’è il rischio di un eccesso di localismo? 
«La quota nelle disponibilità del partito nazionale serve a salvaguardarecompetenze, evitando il passaggio sotto le forche caudine del consenso. A guardare il bicchiere mezzo pieno, la platea del 2 novembre potrebbe rivelarsi un vantaggio. Lo sapremo solo dopo ma, forse, l’elettorato che si è iscritto con l’intenzione di esprimersi sul governo nazionale sarà più obiettivo, poco attratto dal soggetto locale senza né arte né parte ma con la capacità di raccogliere i voti del condominio». 
Cosa pensa dell’esclusione di sindaci, consiglieri regionali e provinciali? 
«Nasce dalla preoccupazione di non lasciare sguarnito il territorio ma ci vuole ragionevolezza».
Pensa a delle deroghe? 
«Per esempio nel caso di un sindaco a fine mandato, oppure in situazioni che creano vantaggio per il partito, non dobbiamo dimenticare che la nostra ambizione è quella di guidare il paese costruendo il massimo possibile di consenso. Ci aspetta una mediazione difficile ma obbligatoria di cui dovranno farsi carico le segreterie provinciali e regionali».
C’è anche l’obiezione molto diffusa che chi ha già un pacchetto di preferenze parte avvantaggiato rispetto a un giovane, a un parlamentare uscente o a una donna. 
«La novità molto bella del doppio voto, è una opportunità nuova per le donne, che con il Porcellum e l’indicazione dei segretari provinciali non ci sarebbe stata. Sono quasi tutti maschi ed è naturale che tendano a salvaguardare la “specie”».
Ma un giovane che sarebbe importante per il rinnovamento? 
«Dobbiamo tenere insieme competenze e convenienza politica per il partito, però dobbiamo anche smettere di guardarci l’ombelico. La partita che stiamo giocando, per dare al Paese un futuro di equità e sostenibilità è alta. Le piccole diatribe, il troppo personalismo non servono».

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