Più lavoro con la green economy. La nuova sfida del Nordest

Il tema del lavoro è “il” tema centrale per ragioni sempre più evidenti che nascono da uno spaventoso incremento del […]

Il tema del lavoro è “il” tema centrale per ragioni sempre più evidenti che nascono da uno spaventoso incremento del fenomeno della disoccupazione che pone in enormi difficoltà il Paese Italia. Chi non lavora non produce PIL ma soprattutto genera incertezza, insoddisfazione e costi sociali, in alcune aree con disponibilità sempre maggiore a fenomeni collaterali e marginali se non addirittura illegittimi o criminali inoltre, non genera per se medesimo garanzie per il futuro tendendo così a ipotecare anche il domani e non solo l’oggi di un Paese.
Molto significativo il divario che esiste tra un Paese come la Germania con 81 milioni di abitanti e 42 milioni di lavoratori e l’Italia con oltre 60 milioni di abitanti e solo 23 milioni di lavoratori. Mancano all’appello per una corretta proporzione oltre 8 milioni di lavoratori.
Un divario che, da una parte, pone a carico del reddito  di un numero insufficiente di adulti operosi un onere fiscale diretto e indiretto pesantissimo per poter pagare un welfare spalmato su un restante, esorbitante numero di ben 37 milioni di abitanti non produttivi, a diverso titolo. Siamo quasi ai 2/3 della popolazione che vengono sostenuti e garantiti o mantenuti dall’1/3 che produce reddito da lavoro. Il tutto associato ad  un  ulteriore debito accumulato pari a circa 32000 € pro capite.
Evidente che non è solo urgente ma inderogabile si proceda dando priorità assoluta allo sviluppo che, per noi, ormai da tempo e motivatamente deve vedere coniugare politiche  di intervento stabili orientate prevalentemente alla Green economy; termine questo che identifica un vastissimo raggio di interventi  aventi valore di trasversalità a tutti i comparti della produzione e del sapere, capaci di incrementare gli investimenti privati in efficenza, qualità di progetto, processo e prodotto nonché  cogliere le opportunità esistenti nei campi  dell’innovazione, della creatività e  della cultura.
Sul come  possa attivarsi la politica regionale, gli esempi non mancano in Europa ma anche in Italia. Anzi spesso per prime le città pur non potendo legiferare, hanno intuito il valore esemplificativo delle scelte di investimento nei settori sensibili dell’efficienza, della  produzione energetica, della mobilità sostenibile, della valorizzazione dei rifiuti quale recupero di  materia prima “seconda”, nel promuovere produzione agricole locali, bellezza, architettura e paesaggio. Molti hanno inteso utilizzare al meglio le opportunità offerte dai  fondi UE e da strumenti diversi offerti dalla stessa Europa accettando le sfide di Kyoto e dei vari accordi sopravvenuti.
Il tema della mobilità di merci e persone e’ una delle grandi opportunità offerte da una società che nei sondaggi si dichiara già’ pronta a passare “dall’individualismo dell’andare” a quello collettivo del “muoversi in sicurezza”; un’intera società che vuole essere servita da reti efficienti, capillari, con frequenza adeguata e che intende  pagare questo servizio il giusto. L’intervento sussidiario pubblico e privato nel settore trasporto e mobilità raggiunge l’obiettivo se  il piano che si elabora e’ coordinato e pianificato, cosa che il Veneto non ha fatto insistendo con logiche antistoriche di implemento stradale, e senza alcun piano per la mobilità regionale. Se a questo si aggiunge un’urbanistica innovativa, capace di forte revisione dei propri  standard che punti invece ad efficientamento e quindi a ricostruzione e ristrutturazione  secondo i migliori criteri “casa clima” piuttosto che a nuova costruzione, si coglie come cambi la prospettiva del tantissimo lavoro da fare…
Lo studio Confindustria e IRES in materia di investimenti e lavoro su energie rinnovabili ed efficentamento energetico è noto e prevede oltre un milione e mezzo di nuovo posti di lavoro a  fronte però, di un cambio di passo strutturale a partire da un piano energetico nazionale e purtroppo anche regionale, sempre atteso. Nel settore dei rifiuti i nostri studi dimostrano una consistente offerta di lavoro, sia  nell’attività diretta che in  quella indiretta, dove i  distretti  del riciclo e del recupero della materia  prima “seconda” sono la soluzione quanti/qualitativa destinata a risolvere quello che viene considerato un problema e che invece è attività industriale di nuova generazione con rilievo non marginale di impiego di manodopera qualificata e non. Anche qui sempre  in attesa del piano regionale sui rifiuti industriali e urbani…  Le Green job, ovvero le nuove professioni verdi, sono sempre più richieste negli ambiti più vari  per garantire professionalità  e competenza ai cambiamenti attivati o necessari nei settori diversi: in quello alimentare, nell’agricolo, nell’edilizia piuttosto che nell’informatica applicata vi è una  rilevante crescita che va sostenuta e che gli studi statistici aiutano a non considerare  affatto marginale.
L’ambiente è il tema dei temi per far tornare  “la prospettiva” dopo che i vicoli ciechi in cui siamo stati accompagnati hanno cancellato l’orizzonte contribuendo a mantenere in piedi un modello feudale fatto di privilegi e inefficienza, insufficiente attenzione ai beni non sostituibili – aria, acqua e terra – e nessuna visione del futuro. Una sfida da vincere, il tempo e’ prezioso e il Veneto non si può permettere altri errori, negligenze  o titubanze.

Lascia un commento