Nucleare, Zaia bifronte e molti luoghi comuni

Il terremoto in Giappone e le sue conseguenze sui reattori nucleari di Fukushima dovrebbero indurre a due ordini di considerazioni: […]

Il terremoto in Giappone e le sue conseguenze sui reattori nucleari di Fukushima dovrebbero indurre a due ordini di considerazioni: chi deve decidere il ritorno al nucleare in Italia (ed eventualmente in Veneto) e come impostare una corretta informazione sul tema, visto che tra meno di 3 mesi saremo chiamati a votare il  referendum. Serve fare una breve cronistoria. La Corte costituzionale, con sentenza n. 33 del 26 gennaio 2011, ha sancito che la Regione interessata, anteriormente all’intesa con la Conferenza unificata, esprima il proprio parere. Il 18 febbraio il Governo ha votato un decreto in merito alla localizzazione delle centrali che rende tale parere “obbligatorio”, ma “non vincolante”. Subito dopo, il 3 marzo, le 20 Regioni hanno detto no a questa delibera governativa con 15 voti contrari. Il Veneto, con somma incoerenza e in barba alla bandiera del federalismo e ai proclami del suo governatore, e’ tra coloro che hanno votato sì. Inoltre negli stessi giorni il Consiglio regionale ha respinto un ordine del giorno presentato dal gruppo del Partito Democratico che chiedeva alla Giunta di ribadire la contrarietà del Veneto all’installazione nel proprio territorio di impianti nucleari e di avviare una campagna informativa. Su questo tema non bastano le parole: ciò che conta sono gli impegni presi in maniera formale e ufficiale. Perché il comportamento che Luca Zaia ha tenuto in questo frangente e su questo specifico oggetto non è  stato di limpida coerenza: ha avuto prima la volontà di approvare la scelta nucleare in sede nazionale quale ministro e poi come Presidente di Regione non l’ha smentita, anzi, al contrario degli altri governatori anche di centro destra, non e’ ricorso alla Corte costituzionale affermando solo che, comunque, in Veneto gli impianti non ci devono essere per ragioni di carattere territoriale e di densità abitativa. Gli atti formali dicono pero’ cose diverse, come in Giugno 2010  ha accettato i dolorosissimi tagli inferti al Veneto da Tremonti, negandone la durezza salvo poi pentirsi a Dicembre in fase di bilancio, così ora minimizza la contraddittorietà preferendo mantenere il piede su 2 staffe e giustificando il comportamento da Giano bifronte in virtù di un no, solo accennato sui giornali. 

Il combinato disposto di questa ambiguità e della mancanza di informazione (nell’era di internet) consente di tenere in vita molti luoghi comuni che, come tali, sono duri a morire. Il primo: il nucleare ci libera dalla dipendenza energetica. Una tesi che si può facilmente smontare con i numeri. Il nostro Paese è infatti sprovvisto di riserve d’uranio, l’unico combustibile utilizzabile per gli impianti nucleari, anzi il 90% è prodotto in una decina di Stati  nel mondo, tra i quali il Niger e il  Kazakistan.   Attualmente le riserve di uranio – calcolate dall’Unione europea – sono tali da permettere l’alimentazione dell’attuale parco mondiale consistente in 443 centrali funzionanti per circa 50 anni: una produzione che comunque soddisfa solo il 5,8% del fabbisogno energetico dell’intero pianeta e con l’ulteriore  alea nel prezzo del combustibile, l’uranio e’ infatti molto variabile ed e’ schizzato a 20 volte tanto il valore iniziale per libbra negli ultimi 8 anni!

Secondo luogo comune: il nucleare è sicuro e pulito. Nulla di più falso e questo l’ha ribadito recentissimamente  l’Autority garante per la pubblicità che ha deciso di togliere lo spot sul nucleare fintamente paritetico ma che in realtà conteneva dichiarazioni non vere come quella sulla sicurezza degli impianti. I reattori di IV generazione sono infatti ancora un’ipotesi lontana e intanto il Governo costruira’ centrali di III generazione cioè insicure, ne’ hanno trovato soluzione il corretto smaltimento delle scorie oltre 250 mila tonnellate che viaggiano senza pace in giro per il pianeta Terra, né il tema dello smaltimento del materiale degli impianti da demolire perché vetusti, che restano radioattivi per migliaia di anni.

Terzo luogo comune: il nucleare è economico e consentirà di ridurre la bolletta energetica del Paese. Tutti gli studi internazionali indipendenti e ben 7 agenzie di fama mondiale  dimostrano proprio il contrario: l’energia atomica è la fonte energetica più costosa e meno competitiva, al punto che in tutti gli scenari è prevista una riduzione del relativo peso nella produzione elettrica nei prossimi anni a livello mondiale. E a proposito di costi, pochi sanno che per finanziare la rottamazione delle centrali chiuse dopo il 1987 i cittadini italiani pagano in media oltre 200 milioni di euro l’anno, prelevati direttamente dalla bolletta elettrica sotto la voce A2: si tratta della sovrattassa imposta da Enel per le cosiddette “attività nucleari residue” e la percentuale che noi paghiamo per questo servizio è pari allo 0,43% del totale pagato. I costi economici per MW, anche volendo escludere quelli umani che stiamo pagando in Giappone ora e che non possono mai essere messi sul piatto di qualsivoglia produzione energetica perché evidentemente intollerabili, sono comunque a sfavore del nucleare visto che non comprendono il “dopo” ovvero il decommissioning  e non quantificano lo smaltimento delle scorie. Questa è la supponente e irragionevole  scelta fuori tempo massimo che vorrebbero far passare per obbligatoria in Italia. 

“Corriere del Veneto”, 22 marzo 2011

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