Strade

Le strade a pagamento e la miopia della Regione

La politica della giunta regionale veneta continua a lavorare sulla viabilità predicando come se il tempo si sia fermato agli […]

La politica della giunta regionale veneta continua a lavorare sulla viabilità predicando come se il tempo si sia fermato agli anni ottanta. L’assessore Chisso si sbraccia nel disegnare scenari antistorici e controcorrente rispetto al resto d’Europa, che da tempo ha scelto il sistema integrato dei trasporti e della mobilità. Su questo tema, infatti, non esistono solo scelte obbligate come quelle che ci vuole far credere e che sembrano passare esclusivamente attraverso strade realizzate con il sistema del project financing. Uno strumento, questo, abusato in Veneto e i cui costi cadranno tutti a carico degli spesso ignari cittadini, che vedono incredibilmente incensare da parte politica interventi in cui il pubblico non mette quasi nulla, per cui pagherà Pantalone a breve.

Dunque è bene pensare di modificare questo modello e chiedere conto dei grandi interventi autostradali finanziati in questa maniera e che possono nascondere troppe, spiacevoli sorprese. Al di là degli aspetti tecnici, è opportuno e doveroso che i cittadini veneti vengano messi preventivamente a conoscenza, nella maniera più completa e trasparente, dei contenuti di tutti gli accordi e delle convenzioni relativi a questi contratti, a cominciare dall’onerosissimo costo dei pedaggi, oltre a quelli, occultati, che graveranno sui bilanci del Veneto che verrà…

I costi delle strade immaginate dalla Regione Veneto saranno posti a carico dell’utenza. Eppure, come nel caso della Gasparona o come avverrà per la Treviso Mare, i cittadini si rendono conto che quello che hanno avuto gratuitamente fino ad oggi domani sarà per loro a pagamento? Ai veneti vengono tolti momentaneamente dei servizi già esistenti che saranno poi restituiti magari con una corsia in più, ma diventando ulteriori oneri per famiglie e imprese, tutto maledettamente a pagamento. Perseverare con questo modello, in questo tempo, è diabolico.

Un sistema oltretutto per nulla trasparente e gestito, anzi commissariato, grazie alla furbata per cui tutto, dalle strade alle emergenze, viene gestito grazie al decreto sulla protezione civile. Si è parlato nel recente convegno sulle infrastrutture, svoltosi a Mestre, della Tav, opera rilevantissima e almeno in parte strategica, ma che rischia di rimanere una cattedrale nel deserto o, peggio, un semplice corridoio di attraversamento del Veneto se non si lavora per metterla in connessione con i distretti produttivi e con il sistema metropolitano e policentrico del veneto.
L’intervento sussidiario pubblico e privato nel settore dei trasporti e della mobilità raggiunge l’obiettivo se il piano che si elabora è coordinato e pianificato, cosa che il Veneto non ha fatto insistendo con logiche antistoriche di implemento stradale, e senza alcun piano per la mobilità regionale. Nei convegni di presentazione di queste opere stradali e autostradali si dimentica spesso la conformazione del Veneto e non si comprende come le reti di mobilità delle persone devono essere disegnate con un’adeguatezza sociale e ambientale. Una regione in cui 5 provincie su 7 sono aree metropolitane, deve avere un sistema di trasporti compatibile con gli «abitanti» che non sono dei semplici «residenti» in un luogo. Quindi il tema della mobilità non può essere quello di costruire arterie e strade a pagamento. È un disegno del Veneto che va la contrario.

“Corriere del Veneto”, 13 luglio 2012

Un commento

  1. silkvana scrive:

    Stanno costrundo un nuovo “graticolato romano” di autostrade, ma nel mezzo non ci sono più campi ma altre strade, tangenziali, caselli, rotonde… da perdersi. Ormai costa meno un viaggio in aereo che 50km di autostrada.

Lascia un commento