L’abuso produce pericolosi fondamentalismi

È sempre l’abuso di un potere, di un sistema  che causa  il rifiuto per quel ruolo di potere e per […]

È sempre l’abuso di un potere, di un sistema  che causa  il rifiuto per quel ruolo di potere e per quel sistema, come è sempre il fondamentalismo negativo od opportunista a spostare le lancette dalla democrazia verso il qualunquismo, terreno fertile per nuove dittature e povertà non solo economiche. Pure sta avvenendo questo. Difficile non vederlo.

Da una parte una politica nazionale che non comprende come l’eccesso di costi di una macchina amministrativa ed elettorale, in molti casi tutt’altro che  trasparente, stia portando all’esasperazione ben di più del salasso in termini di imposte dirette e indirette motivato da una situazione economica ai limiti del collasso nel Paese.

Disturba di più, oggi, vedere l’indifferenza o l’inadeguatezza dei tagli nelle spese di chi  governa, piuttosto che un aumento del carico fiscale per cause note e con  responsabilità chiare e spesso omesse,  in nome della necessita di guardare avanti. Non sono infatti  sopportabili ne giustificabili i costi pari a 3 volte la Germania e 2 volte la Francia per rimborsi elettorali ovvero finanziamento pubblico esageratamente pompato a vantaggio dei  partiti,  compresi quelli inoperativi o morti.

Non si giustificano in un Paese che paga stipendi che sono la metà circa di quelli tedeschi e un buon 30% in meno di quelli francesi, non si giustifica perché il rapportoè nel primo caso con uno Stato federale che opera dunque a più livelli ma  nel secondo con uno Stato fortemente centralista,  che quindi ha tutto o quasi il carico politico in conto al sistema dei partiti nazionali. Facciamo raffronti quindi con  realtà del tutto simili alla nostra dal punto di vista del sistema di welfare e di livelli di democrazia e informazione.

E dunque non possiamo permettere che questa cecità dei partiti politici nazionali induca al fondamentalismo del rifiuto, del rigetto “tout court”, lasciando spazio e voce a chi ha finora ampiamente avuto e che ora cavalca l’ipotesi di una politica che deve pagarsi da sola o deve risultare finanziata solo dai cittadini e dai gruppi economici.

Questa forma di estremo qualunquismo mi preoccupa, perché non concede l’esistenza di una Politica – con la P Maiuscola, l’unica di cui abbiamo bisogno – con propria autonomia di giudizio e quindi libera nel legiferare per “il bene pubblico”, per tutti e in misura equa, a prescindere dagli interessi di chi invece  l’ha sostenuta e finanziata.

Questa teoria che si sta facendo strada mi induce a pensare sia un rischio vero, una concreta possibilità di un ritorno all’indietro. Nei diritti civili, nella giustizia, nella tutela dei senza voce, o dei meno numerosi, o dei meno potenti. Non ci sto.

La politica nazionale deve essere in grado di cambiare se stessa, di fare le dolorose scelte necessarie per limitare costi e apparati, per divenire credibile agli occhi dei cittadini ma anche  dei propri militanti. E permettere che sia la soglia dei cosiddetti “costi standard” in politica, a permettere di continuare alla luce del sole verso la via delle riforme nel Paese.

In questo senso esprimerò per iscritto e in direzione del mio partito, nonché con un  progetto di legge statale di iniziativa regionale la volontà di cambiamenti forti e giusti ma che non buttino a mare le sofferte conquiste di una democrazia europea.

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