Il Veneto: una Regione del Sud collocata geograficamente al Nord

I risultati della Lega in una Regione “di governo” come il Veneto sono fallimentari dal punto di vista dei numeri […]

I risultati della Lega in una Regione “di governo” come il Veneto sono fallimentari dal punto di vista dei numeri e delle aspettative che il governatore Luca Zaia aveva creato attorno alla sua figura. In meno di due anni il Veneto non solo ha perso migliaia di posti di lavoro, ma ha avuto modo di verificare che dietro all’immagine di efficienza “padana” c’è solo fuffa. Lo slogan “Prima il Veneto” si è trasformato in boomerang e il motore del Nordest ha perso colpi sia per l’incapacità di governare la crisi economica che per l’assoluta e cieca lealtà al governo Berlusconi che ha impoverito le autonomie locali mortificando centinaia di amministratori.

Ci sono però degli aspetti che si possono conoscere solo stando all’interno delle istituzioni. Infatti, vista da dentro la Regione Veneto è tutt’altro che un esempio di virtuosità amministrativa. Il quotidiano lavoro nelle commissioni consiliari riserva spesso spiacevoli sorprese e da un’attenta analisi si evince una gestione clientelare del denaro pubblico. Prendiamo il caso della proposta di riparto dei fondi assegnati alla Regione Veneto dal Comitato Interministeriale e dal CIPE per la salvaguardia di Venezia e della sua Laguna. Si tratta di soldi destinati al disinquinamento e al risanamento delle acque. Come si giustifica il contributo di 2 milioni di euro per le opere volte al recupero e alla ristrutturazione del patrimonio storico-monumentale della Diocesi Patriarcato di Venezia? Oppure i 3 milioni di euro per un nuovo impianto pluvirrìguo nei comuni di Tezze sul Brenta e Cittadella?

Altro esempio di scuola. Nelle pieghe in una delibera si scopre che nel riparto del finanziamento destinato ad iniziative nel settore della tutela ambientale e a favorire la minore produzione di rifiuti  e le attività di recupero di materie prime con priorità per i soggetti che realizzano sistemi di smaltimento alternativi alle discariche, fanno capolino anche contributi che nulla hanno a che fare con le linee guida per l’utilizzo delle somme disponibili secondo la normativa. Difficile ad esempio giustificare il finanziamento ai Comuni “amici” per l’ottimizzazione degli impianti di illuminazione pubblica impiegando lampade a risparmio energetico tipo LED. Perché questi privilegi seguendo le logiche delle fazioni politiche e partitiche? Perché non dare la precedenza, visto che i denari sono pochi, ai Comuni che devono ampliare il loro ecocentro?

Alla gestione allegra e favorevole agli amici degli amici si somma l’incapacità nella risoluzione di situazioni scabrose. Nel settore dei servizi sociali è esemplare la vicenda dell’Istituto Gris di Mogliano Veneto, una struttura che eroga attività di assistenza, cura e riabilitazione a favore di soggetti, in particolare adulti e anziani, affetti da grave disabilità psico-fisico-sensoriali. Avendo un buco di bilancio enorme – che ora ammonta a 23 milioni di euro – da quasi quattro anni l’Istituto è amministrato da un Commissario straordinario e quello attualmente in carica, imposto dall’assessore regionale ai servizi sociali, non possiede alcun titolo professionale nel suo curriculum che giustifichi la nomina. A meno che non costituisca titolo aver ricoperto la carica di coordinatrice provinciale del Pdl. La situazione infatti non è migliorata, né sono state adottate misure per il rilancio o per il risanamento, se non quella della svendita e liquidazione degli immobili, contravvenendo alle volontà del donatore e allo scopo sociale per il quale l’Istituto è stato fondato. I suoi conti correnti sono stati bloccati a seguito dell’azione legale attivata da un’azienda che vanta crediti per oltre 7 milioni di euro. La conseguenza è che da due mesi a oltre un centinaio di dipendenti non vengono pagati gli stipendi. La scorsa settimana, causa morosità, sono addirittura state staccate le linee telefoniche. Il tutto avviene nell’inerzia della Regione che ormai da diversi mesi ha annunciato la messa in vendita del patrimonio immobiliare per ripianare il debito. Ma che cosa si nasconde veramente dietro questa operazione che si è lasciata volutamente incancrenire?

Dulcis in fundo – si fa per dire – il trasporto pubblico regionale Non passa giorno senza che gli oltre 150.000 pendolari che utilizzano i treni regionali e le autolinee non facciano i conti con ritardi e corse soppresse. Non si contano ormai più i disagi, spesso senza un’adeguata assistenza e informazione ai viaggiatori. Nell’assestamento di bilancio siamo riusciti ad accantonare qualche risorsa per dare ossigeno a questo settore. Ma cosa accadrà con il bilancio 2012? Il sistema ferroviario versa in condizioni da quarto mondo e anche per questo abbiamo chiesto di adottare misure urgenti ed eccezionali per fronteggiare il ripetersi sempre più frequente dei disservizi, riesaminando anche il contratto con Trenitalia che nei mesi scorsi ha soppresso numerosi convogli. Magari prendendo in considerazione l’ipotesi che il governatore revochi la delega al trasporto ferroviario, se non addirittura a tutto il comparto del trasporto pubblico e ne assuma direttamente la responsabilità. Il progetto di un Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale (SFMR) è fermo da quasi un decennio a causa dei tagli. Tanti proclami ma anche questo, purtroppo, è il Veneto. Una Regione in declino a causa del provincialismo della sua classe dirigente, pronta a favorire le logiche locali e clientelari in funzioni di un tornaconto elettorale. E il conto viene presentato ai suoi cittadini.

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