Il Veneto, Treviso e la materia prima chiamata rifiuto

Per nove anni sono stata sindaco appartenendo orgogliosamente a quell’area d’Italia nella quale abita la metà dei cittadini della provincia di Treviso […]

Per nove anni sono stata sindaco appartenendo orgogliosamente a quell’area d’Italia nella quale abita la metà dei cittadini della provincia di Treviso e che si è costituita in consorzio TV2 e TV3 risultando per tutto questo tempo la più riciclona d’Italia. Vale la pena ricordare che ai vertici di questa realtà è stato per lungo tempo Franco Zanata e che le sperimentazioni per ridurre la quantità di rifiuto secco residuo sono state spesso appannaggio del coraggio e della sensibilità dei sindaci più avveduti di questo territorio. Mai, dico mai, supportati dalla provincia di Treviso che attraverso Muraro ha sempre avuto un unico obiettivo, quello di creare un ulteriore entità provinciale (ATO) con a capo l’ennesimo leghista che alle politiche rispettose dell’ambiente non  era per nulla interessato (Treviso città docet, persino Salerno fa più raccolta differenziata…).

Per fortuna il tentativo di creare l’ennesimo contenitore politico è fallito, ma intanto abbiamo pagato per anni mega dirigenti targati Lega che non si è mai compreso cosa abbiano prodotto. Ma veniamo al dunque. TV2 e TV3 sono i consorzi migliori d’Italia; se il Veneto tutto, oggi, attuasse  le medesime politiche di raccolta porta a porta spinta tutti i cittadini della Regione avrebbero ridotto ad almeno 1/3 il quantitativo di rifiuto che ancora oggi va in discarica o negli impianti di incenerimento che, come dice correttamente Carla Poli,  è materia prima che viene sepolta o bruciata irresponsabilmente con grave danno ambientale ed economico. Cioè dalla sera alla mattina, o quasi,  il Veneto,  semplicemente copiandoci, passerebbe da oltre 1,2 milioni di tonnellate all’anno a meno di 400.000 t, e la parte differenziale potrebbe dare lavoro a molti  giovani veneti grazie agli impianti di riciclo e di recupero materia che verrebbero attivati, restituendo alla filiera industriale la preziosa materia prima. Ma la regione del Veneto è senza programmazione sul tema rifiuti e ha inneggiato agli impianti di incenerimento invece che lavorare in termini europei e ha deriso la nostra esperienza invece che prenderla ad esempio. Quindi nessuno, dico nessuno degli enti citati, provincia di Treviso  o Regione,  ha titolo per esprimere alcunché a ragion veduta, mai avendo attivato esperienze positive o virtuose, anzi dovrebbe e potrebbe recitare il “mea culpa” per assenza di politiche e di visione.

Sulla vicenda Napoli si è detto di tutto, credo anch’io che l’obiettivo impellente, e anche tardivo, per loro sia lavorare per ridimensionare il rifiuto prodotto anche perché la quantità prodotta per individuo e’ abnorme, ma dubito che questo possa cancellare d’improvviso la necessità di smaltire quanto prodotto fino a ieri che mi risulta ammonti a circa 6 milioni di tonnellate e, come sa bene chi si occupa professionalmente del tema, un distretto del riciclo con tutti gli impianti operativi non si ha in funzione in meno di 6-12 mesi, sempre salvo miracoli tutti da dimostrare. Nel frattempo? Vince la demagogia non c’è dubbio, con un Veneto che in perenne  gara d’immagine vuol fare apparire ciò che non è e dare l’impressione di essere in grado di dare lezioni dall’alto di una perfezione che non ha. La solidarietà e la comprensione sono fuori moda in politica anche se possono alimentare e produrre un fenomeno davvero rivoluzionario e che andrebbe facilitato: quello della assunzione di responsabilità di una classe politica campana fino ad oggi reticente. E oggi, forse, finalmente risvegliatasi dal torpore e dal giogo delle mafie. “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior…” appunto: i finti maestri scendano dal piedistallo e guardino dentro e fuori di casa propria. C’è bisogno di comprensione. In tutti i sensi.

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