Crisi DITEC: aprire un tavolo strategico per contromisure all’esodo delle imprese

Venezia, 27 dicembre 2011 “Il vertice sulla crisi della Ditec non può limitarsi ad essere un puro gesto di solidarietà […]

Venezia, 27 dicembre 2011

“Il vertice sulla crisi della Ditec non può limitarsi ad essere un puro gesto di solidarietà ma deve rappresentare l’avvio di un lavoro di analisi sui motivi che spingono questa, come altre aziende venete, ad uscire dal nostro territorio. Solo così potremo trovare le adeguate contromisure a questo grave esodo”.
L’appello è della capogruppo del PD in Consiglio regionale, Laura Puppato, alla vigilia del vertice previsto domani in Consiglio regionale con il presidente Clodovaldo Ruffato, l’assessore Elena Donazzan e i capigruppo. Al centro dell’incontro lo stato di crisi in cui versa la Ditec di Quarto d’Altino (Ve) e la prospettiva che l’azienda trasferisca la propria produzione tra Cina e Repubblica Ceca.
“Il patrimonio di conoscenze e l’alto livello professionale degli addetti appartenenti alla Ditec, ma sono tanti i casi analoghi a questo, sono risorse che una regione come la nostra non può permettersi il lusso di perdere. Bisogna dunque capire attraverso quali strumenti e strategie gli altri Paesi utilizzano la crisi mondiale per portare dentro le loro aree le industrie di valore”.
L’esponente democratica evidenzia come “vi sono alcuni fattori che rappresentano indiscutibilmente dei punti di svantaggio per le aziende che restano sul nostro territorio, dalla fiscalità alla scarsa applicazione di criteri meritocratici nell’assegnazione di lavori tramite bandi pubblici. Senza contare la ancora troppo limitata messa a disposizione di reti telematiche all’avanguardia. Ecco perché – conclude Laura Puppato – va aperto subito un tavolo con i titolari delle aziende venete che intendono andarsene. Questo per mettere a punto quelle strategie che consentano di trattenere qui le imprese con tutto il loro bagaglio di ricchezza non solo in termini economici ma anche dal punto di vista delle competenze e della qualità dei prodotti”.

Un commento

  1. Maurilio Menegaldo scrive:

    Credo che il problema per la Ditec, come per altre aziende, sia che i centri decisionali d’impresa non sono in Veneto. La nostra regione è sede solo di controllate di multinazionali, che trovano sempre più difficile investire in Italia. Il fatto di aver maggiori profitti altrove dipende poco o nulla dal costo del lavoro: il problema è in il sistema paese sempre più asfittico, con una classe politica nazionale e locale di basso livello, con un sistema infrastrutturale arretrato, una pianificazione territoriale disastrosa, nessuna certezza del diritto in tempi ragionevoli, una corruzione sempre più diffusa. Da queste piaghe non è certo immune il Veneto. Le parti sociali, dal canto loro, mettono in campo un armamentario antiquato sul piano delle relazioni industriali: poco o nulla si fa per coinvolgere realmente i lavoratori nella gestione delle crisi, per attivare forme di solidarietà e democrazia industriale quale partecipazione a gestione e utili aziendali, attivazione di cooperative, ecc. Per restare alla Ditec, quante volte è stata ribadita la competitività e la profittabilità dell’azienda? Ma se è così, perché non provare ad attivarsi per riuscire a far rilevare la ditta, se non da un altro imprenditore, dai dipendenti stessi magari col supporto di istituzioni e banche del territorio? O dobbiamo pensare che la tanto sbandierata imprtenditorialità e iniziativa dei veneti funzioni (come troppe altre cose) solo quando tutto va bene? Che ne pensa il PD veneto di tutto questo?

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