Aeroporto Canova: regole e carte truccate

La vicenda della sospensione dei lavori di ampliamento dell’Aeroporto Canova di Treviso dopo la sentenza del Tar del Veneto, ripropone […]

La vicenda della sospensione dei lavori di ampliamento dell’Aeroporto Canova di Treviso dopo la sentenza del Tar del Veneto, ripropone la contrapposizione tra chi sostiene le ragioni dell’economia e chi viene dipinto come  strenuo difensore “solo” dell’ambiente e incasellato nel “partito del no” con conseguente isolamento. Quello che invece passa in secondo piano è chi vuole essere seriamente dalla parte dello sviluppo economico, in realtà  non può e non deve cercare sistematicamente scorciatoie, contando su amicizie o filiere politiche al solo  fine di eludere quelle leggi di tutela ambientale che non sono vezzi italici, ma precisi obblighi europei che hanno come unico scopo quello di tutelare la salute delle persone e garantire la loro sicurezza. Alla politica la necessità di svolgerle tutte in tempi ragionevoli e corretti, come avviene normalmente altrove.

Nel caso specifico del Canova, bisogna ricordare che nel maggio del 2007 – ben 4 anni fa -  la Commissione per la Valutazione Impatto Ambientale del Ministero dell’Ambiente aveva posto alcuni interrogativi al piano di ampliamento ed espresso un parere provvisoriamente negativo, con anche importanti prescrizioni da ottemperare soprattutto sul numero di voli. Cosa si è fatto  in questi quattro anni? Non solo non si è tenuto conto di quel parere, ma si è atteso che un  Ministero Ambiente più amico dell’altro nel maggio 2011 decretasse la non assoggettabilità del progetto alla VIA. Che cosa poteva il Comitato? Rimanere fermo e subire passivamente decisioni che passano, come gli aerei, “sopra la testa” dei cittadini di Treviso e di Quinto? A poca distanza dall’aeroporto esiste la zona SIC del fiume Sile e inoltre manca il Piano di Rischio, che però, se venisse adottato, impedirebbe nuove lottizzazioni e conseguenti edificazioni. Un serie di violazioni e omissioni inconcepibili altrove: perché o decidiamo di stare in Europa rispettando le regole o decidiamo di rimanere in Padania infischiandocene dei nostri cittadini, del nostro ambiente, della nostra salute e sprechiamo il tempo non a “fare” ma a “sperare” che nessuno si accorga degli errori e negligenze commesse! Non voglio sfuggire però alla questione economica e occupazionale che giustamente molti sollevano e che in questa fase di crisi è ancora più pressante. Forte dell’esperienza di altre vicende vorrei chiedere: ma ha danneggiato di più il futuro del Canova e di chi vi lavora questa serie di gravissime inadempienze oppure il ricorso che ha fatto luce su questo stato di cose? Io credo che sia vera la prima. La vogliamo smettere di far passare anni con le carte nei cassetti per poi tirarle fuori “smemorati” e fare come nulla fosse accaduto cancellando il dovere di correttezza procedurale? Gli esempi sono troppi e troppo macroscopici per non farci riflettere sulla inadeguatezza e furberia da bassa lega di chi da politica: nel progetto di riconversione della centrale a carbone di Porto Tolle – per 3 miliardi di euro – si sono dimenticati di fare la comparazione rispetto ad un altro combustibile. Così come con la Pedemontana Veneta: quanti danni sono stati causati da vent’anni di errori procedurali e di progettazione, fino all’ammissione che doveva vincere il bando l’impresa che aveva il diritto di vincerlo e non quella designata dalla politica con la “p” minuscola? Qui ci sono le inadempienze e l’inadeguatezza che pagano in primo luogo i lavoratori del Veneto.

Laura Puppato (Capogruppo PD Regione Veneto)

Un commento

  1. nadia scrive:

    perfettamente d’accordo!!!ma allora “se non ora quando?” a quando smascherare innanzitutto nelle Istituzioni intrecci, intrallazzi, vergognosi conflitti d’interesse esibiti quotidianamente alla luce del sole senza vergogna alcuna!E’ necessario ora più che mai declinare i grandi proclami in un “fare” autentico, pulito, determinato, quotidiano.E’ necessario non più tardi di adesso trasformare quel “mi no voo a combatar” in un più sano, generoso, complice “I care”.Grazie nadia

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